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3º studio SUVA sull’evoluzione delle lesioni imputabili ad atti di violenza (Lanfranconi 2013, in tedesco, in francese)

 
 
 

Intervista con D. Ribeaud concernente il 3° studio della SUVA sull’evoluzione delle lesioni imputabili ad atti di violenza

Denis Ribeaud del Politecnico federale di Zurigo commenta i risultati dello studio in un’intervista.

 

Quali sono i principali risultati dello studio?

Lo studio SSAINF presenta gli ultimi dati sull’evoluzione degli infortuni imputabili ad atti di violenza negli anni 2010 e 2011. Tra i dati di rilievo spicca innanzitutto la costante diminuzione delle lesioni subite dai giovani di sesso maschile tra i 15 e i 24 anni, il gruppo maggiormente interessato dal problema della violenza. Se fino al 2008 gli infortuni dovuti alla violenza erano in continuo aumento, in seguito vi è stata una chiara e incoraggiante inversione di tendenza e il numero di casi - pur rimanendo elevato – è sceso stabilendosi ai valori di dieci anni fa. Quanto alle donne, invece, nella stessa fascia di età la tendenza è tuttora al rialzo, seppure a livelli molto più bassi.

 

Come si spiega questo cambiamento di tendenza?

Le analisi dettagliate mostrano chiaramente che l’evoluzione descritta è da ricondurre in primo luogo a un cambiamento dei comportamenti violenti nello spazio pubblico, soprattutto nel contesto della vita notturna durante il finesettimana.

Al riguardo emergono evidenti differenze a livello geografico: mentre nelle dieci principali Città del Paese gli atti di violenza non hanno smesso di aumentare, le zone rurali hanno registrato un drastico calo (quasi del 50 % in due anni), il che spiega la diminuzione in termini assoluti dei comportamenti violenti nello spazio pubblico tra i giovani di sesso maschile.

Dallo studio emerge inoltre un dato sorprendente, ovvero che una parte importante della violenza registrata nei centri urbani durante le uscite del finesettimana è, per così dire, importata. A seconda della Città, dal 50 al 70 per cento delle persone coinvolte in atti di violenza viene da fuori.

 

Cosa si può dire riguardo alle donne?

Stando allo studio, circa il 40 per cento degli atti di violenza commessi contro le donne durante il tempo libero riguarda la sfera privata, mentre nel caso degli uomini questo tasso è solo del 5 per cento circa. Tra le giovani, poiché escono più spesso, la percentuale è leggermente inferiore. Nel loro insieme, i dati dello studio mostrano che negli ultimi anni le giovani donne sono maggiormente confrontate alla violenza sia nello spazio pubblico che nella sfera privata.

 

Come vanno interpretati i risultati dello studio?

In generale, gli ultimi dati raccolti indicano un affievolimento della violenza nello spazio pubblico. I risultati coincidono ampiamente con le tendenze rilevate nella statistica sulla criminalità e in quella delle condanne penali minorili. Lo studio SSAINF permette inoltre di constatare che l’inversione di tendenza riguarda in particolar modo i giovani di sesso maschile tra i 15 e i 24 anni.

Detto ciò, le cause di questo cambio di rotta non sono del tutto chiare. Tra le possibili spiegazioni vanno considerati i mutamenti nella struttura della popolazione seguiti alla libera circolazione delle persone con l'UE, un cambiamento dei valori delle nuove generazioni nonché il continuo impegno nella prevenzione e la tolleranza zero verso la violenza, in particolare nelle scuole.

 

Ma non tutte le cifre sono al ribasso …

È vero. Al calo generale si contrappone il continuo aumento degli atti di violenza connessi alla vita notturna nei centri urbani. Poiché l’incremento si verifica in un contesto chiaramente definito, le cause appaiono evidenti: sul fronte della domanda vi è un cambiamento nelle abitudini dei giovani, che vogliono uscire sempre più a lungo e sempre più spesso in centro città; sul fronte dell’offerta le opportunità di svago nei centri urbani e le relative infrastrutture si moltiplicano.

 

Secondo Lei, quali sono le conseguenze nell'ambito della prevenzione?

Dal mio punto di vista, vi sono due priorità. In primo luogo bisogna insistere con le misure di prevenzione nel contesto familiare e scolastico per ridurre la propensione alla violenza nei singoli individui, minimizzando i fattori di rischio conosciuti e rafforzando quelli di protezione.

In secondo luogo va contenuta la violenza in specifici contesti di rischio, per esempio riducendo le opportunità che inducono a farne uso. Viste le tendenze, l’intervento deve focalizzarsi sui centri della vita notturna urbana. Com’è noto, in quest'ambito si stanno discutendo e in parte già applicando tutta una gamma di misure. Alcune sono di carattere generale, come la reintroduzione di orari di chiusura o il divieto di vendere bevande alcoliche, altre molto più specifiche, come una maggiore presenza della polizia nei punti cruciali. Quale sia la strada da imboccare è, alla fin fine, una decisione politica, in cui bisogna conciliare interessi individuali, economici e pubblici.

Dal punto di vista scientifico sarebbe ad ogni modo auspicabile esaminare le soluzioni scelte dalle diverse Città per valutarne l’efficacia e i costi complessivi. La struttura federalistica della Svizzera offre un quadro praticamente ideale per questo tipo di esperienza. Ciò richiederebbe però anche la collaborazione dei politici, che dovrebbero essere disposti a trarre insegnamento da misure a volte meno efficaci o addirittura controproducenti.

Infine vanno analizzate in modo approfondito le circostanze che hanno portato all'aumento della violenza contro le giovani donne nella sfera privata e nello spazio pubblico, per poter così elaborare misure di prevenzione appropriate.